Gigi – Le “friendly” recensioni dei fatti

Abbiamo chiesto a persone che conosciamo e stimiamo di farci la recensione de “La sostanza dei fatti”, il nostro secondo disco.



06) LA SOSTANZA DI GIGI
Gigi, oggi noto come corridore prealpino, è un tizio che fino a qualche tempo fa non conoscevamo. Ma poi sì. Cultura musicale eclettica (è partito dall’hip hop, passando per il cantautorato un po’ dark, per approdare al metal hard core o giù di lì), è anche colui che si è prestato a registrare in presa diretta una sorta di preproduzione proprio della “Sostanza dei Fatti”. Quindi: sulla carta è di parte, ma lo riteniamo piuttosto sincero e quindi ci fidiamo delle sue parole. E delle nostre.

GGun album a cui fare posto tra le mensole ed i libri,
in cui ritrovarci tutti i sorrisi persi ad agosto
sprecando il caldo e il fiato iniettato per non lasciarsi andare
rimanendo immuni ai sentimenti,
circondati dalla paura d’esser soli e del vuoto cosmico per potersi ricordare le parole
chiedendo aiuto in ordine alfabetico
ai giorni che passano lenti, tra le parole ed i silenzi per far restare
(tutto)
il niente che resta ad aspettare le ore da passare ad aspettare
casomai non ci vedessi(mo più)
per poterci credere ancora
(lei forse no)
ad un album con cui sof-f(ic)e-rmarsi su un momento..
illogico..
come ritirare le parole
o aspettare di ritrovarsi dopo tanto tempo
rinunciando ai sorrisi contro(il)vento per credere di poter(si) aspettare -a ritrovarsi-
esplodendo senza fare vittime
senza fare complimenti
per non rischiare di non poterti ricordare,
probabilmente o sicuramente,
non fa poi così tanta differenza,
basterebbe sentirsi legg/eri,
qualche anno fa, con le labbra blu inverno
perché avevo una parola sola a non bastarmi
e un oblio intero
nel contorno d’incontro tra il vento di ponente e le scogliere più pericolose
che ci costringono a nuotare
e se tanto mi dà tanto avremo solo canzoni laconiche e put(tane)a-caso
a cui scrivere canzoni d’amore
a chiederci come stiamo stasera..
un album a galleggiare nei nostri stessi occhi
senza fare niente per cambiare le parole o evitare il tuo sguardo
stando stesi sull’asfalto ad appurare che per caso tu non te ne fotta di me
o che tu non te ne fotta delle coincidenze importanti
quelle che ti fanno cambiare rotta dopo una tempesta secolare
parlando poco, bevendo tanto, stringendo i denti
sotto un sole che splende quasi sempre
tra vetri rotti e panni laceri e contusi,
un po’ sballottati come noi,
quella notte in cui facevamo le valigie e ci facevamo noi stessi
ascoltando “la sostanza dei fatti”
per recensire con parole loro i Don Rodriguez.

05) LA SOSTANZA DI ZORAN
Che già così si capisce che sarà una recensione di quelle. Oltre la recensione, c’è il racconto e viceversa. Zoran K Babic è una vecchia conoscenza, con lui abbiamo condiviso il percorso degli indimenticati PAUL+PAULA e non mi pare si debba aggiungere molto altro. 

ZoranKPrima di tutto volevo scusarmi. Insomma, mi ero preso un impegno, di cuore. E invece niente, come al solito. Niente recensione, sed vi maiore quadam acciderit o qualcosa del genere. Causa di forza maggiore. Che poi io, il disco, l’ho ascoltato un sacco di volte e posso dirvi senza ombra di dubbio che è proprio bello. Insomma, bello senza ombra di dubbio. Ma avevo idea di fare una cosa seria e coscienziosa. Tipo suonare il disco sullo stereo, con le cuffie e una pagina bianca dove prendere appunti.
E invece è successo che Cenere ha ucciso la gatta di Joe Strummer.
Allora: non sono un mitomane, io e Joe non è che siamo proprio amici. Insomma ci tengo a precisarlo. Prima di questa storia della gatta uccisa (dilaniata) dal cane di Tex e Noe che avevo in custodia, Joe Strummer neanche lo conoscevo di persona, tantomeno sapevo che era vicino di casa di Tex e Noe e di Cenere. Però dopo questa storia della gatta uccisa, diciamo negli ultimi dieci giorni, io e Joe siamo diventati piuttosto intimi. E non è per vantarmi. Comunque, per tornare alla sostanza dei fatti: la gatta l’ho dovuta seppellire nel bosco e se non ricordo male mi è venuto da piangere e poi ci sono stato male fino a dopo cena. Succede che finisco di mangiare e Joe Strummer bussa alla porta di casa e mi chiede se per caso ho visto una gatta, la sua gatta. Io faccio il vago che non è che sia proprio sicuro di volergli raccontare la verità e così per cambiare discorso gli dico che sono un suo grande fan, insomma che è un onore e altre frasi di circostanza. Gli offro un caffè e lui accetta e mi dice che è lusingato eccetera eccetera, ma poi il discorso finisce di nuovo sulla gatta e se non ricordo male Joe ha cominciato a piangere. Poi a un certo punto mi chiede che disco c’è in sottofondo e io gli racconto della recensione, del disco e dei Don Rodriguez e lui dimentico della gatta all’improvviso, comincia a dondolare la testa canuta al ritmo dell’oblò dell’oblio e mi dice che sì, li conosce e gli piacciono un sacco. Io annuisco un po’ accondiscendente che Joe Strummer non mi sembra essere troppo in quadra e poi di suo è già fumantino che io sappia. Comunque il punto è che il disco gli piace un sacco e mi chiede se posso prestarglielo fino a domani. Anche per via della storia della gatta scomparsa. Quindi per quella sera niente recensione. Che io avevo predisposto tutto. Il giorno dopo Joe si ripresenta e mi chiede se ho voglia di fare un giro con lui oltre le cascine a chiedere notizie di Guthrie. Guthrie sarebbe la gatta, a seconda dei punti di vista, scomparsa o dilaniata. Io gli dico volentieri e poi mi viene in mente del disco e già che ci sono gli chiedo del disco, ma lui fa il vago e se non ricordo male quasi si mette a piangere di nuovo e allora io dico va bene, andiamo a cercare Guthrie che uno non si mette a fare il puntiglioso con Joe Strummer. Martedì decido di fare due passi fino a casa di Joe. Passo accanto al boschetto dove è sepolta la gatta e mi si stringe il cuore e mi dico che adesso gli confesso la verità. Appena sono in vista della cascina di Joe sento i Don Rodriguez suonare a un volume esagerato e mi torna in mente della recensione e anche se non ero lì proprio per quello mi riprometto di portarmi a casa il disco. Per farla breve, busso alla porta. Ma niente, suono il campanello e niente. Suono ancora. Dentro un po’ di trambusto poi la musica si zittisce all’improvviso sulle prime battute di agosto. Altro trambusto e tutto trafelato Joe mi viene ad aprire e mi dice di accomodarmi, prego. Sono sì e no le 18:30 ma a quanto pare Joe Strummer mangia presto. La tavola è apparecchiata e c’è un piatto con un’enorme bistecca al sangue. Io tra me e me penso che se non ricordo male Joe era un vegetariano convinto e lui come se avesse letto i miei pensieri mi dice che quella è una bistecca di tofu. Io tra me e me penso che quella è una bistecca di manzo senza ombra di dubbio, ma che è meglio soprassedere. Allora per entrare in argomento gli faccio presente che anche a me piace ascoltare la musica a un volume esagerato, che è il bello di vivere in campagna. Ma lui si irrigidisce e mi chiede quale musica? Di nuovo soprassiedo e non posso fare altro visto lo sguardo astioso di Joe che mi inchioda dove sono. Faccio passare qualche minuto e parlo del più e del meno poi quando mi sembra che Joe sia più tranquillo gli chiedo del disco e lui dice dopo e di non preoccuparmi e poi ci beviamo una o due bottiglie di barbaresco e finisce che torno a casa senza disco. Mentre risalgo il sentiero e il fiume dei miei pensieri parte di nuovo la musica, così alta da far tremare i vetri della casa di Joe e io penso che comunque con tutta la stima del mondo il vecchio Joe non è troppo in quadra.Per farla breve davvero, questa storia si ripete da 10 giorni. Mi passa davanti in macchina con la musica dei Don Rodriguez a un volume esagerato e poi quando provo ad accennare alla cosa nega di avere l’autoradio, io chiedo e ogni volta cambia discorso e fa di tutto per coglionarmi e oggi tanto per capirci dopo avermi costretto all’ennesima estenuante caccia alla gatta in mezzo ai campi di erba medica mi ha detto come se niente fosse: quale disco?
Insomma io la recensione l’avrei anche fatta (lo dimostra il fatto che avevo predisposto tutto), ma Joe Strummer mi ha rubato il disco dei Don Rodriguez.

04) LA SOSTANZA DI RAFFAELE
Chiamarlo Raffaele mi fa strano, perché quando eravamo compagni di classe al Liceo lo si chiamava “Capax”. Non so se è ancora valido, ma per me resta così, così come resta il fatto che fosse un brillante studente. In qualche modo fu lui ad iniziarmi, sebbene non io me ne sia mai appassionato in modo completo ed integrale, al basket e all’hip hop. E comunque c’era uno scambio di opinioni musicali sempre molto stimolante. Per esempio una volta parlammo del “flow” di Anthony Kiedis.

CAPAXUn consiglio per l’acquisto del nuovo lavoro dei Don Rodrigues è sicuramente la copertina , ché se poi il disco non ti piace puoi sempre appenderla e fare arredamento .Sfortunatamente l’edizione in vinile non mi risulta essere ancora disponibile quindi puoi giusto usarla come salva schermo per il tuo smartphone. Bisogna però dire che il disco è interessante . C’è della sostanza . La sostanza dei fatti appunto . Testi mai banali e scontati con interessanti giochi di parole ,l’oblò dell’ oblio mi ha fatto volare , supportati da un coriaceo tappeto sonoro rock. Se tanto mi dà tanto è illogico per me non fare una recensione positiva a tutto il disco con l’invito di streammarlo il più possibile per permettere alla band di fare almeno delle vacanze al mare decorose e soprattutto non in Liguria dove il cantante ha evidenti problemi con la scogliera.

03) LA SOSTANZA DI ALBERTO
Nome d’arte sul social network “Albi Pazienza”. Spenderemo poche parole su di lui, per restare in linea con la recensione. Chitarrista dei MUSCHIO, luminare degli effetti per chitarra, tennista, storico e memoria storica delle nostre terre. La sintesi tra Resistenza e giardinaggio.

AlbertoImmediato. Asciutto. Brillante. Accattivante. Ma senza big muff, di cui personalmente avrei abusato.
Il cantante più diventa padre e più diventa bravo, citando se stesso. Chapeau.

 

 

02) LA SOSTANZA DI ALESSIO
Alessio Red è un amico di vecchia data e musicalmente abbiamo condiviso gran parte del percorso musicale già dagli anni 90 – quando lui suonava il basso negli indimenticabili “Chronic Murmur”. E’ uno che ne sa di musica e ne sa di vento… e questo lo rende come minimo “autorevole”. Sebbene artigiano impegnato nella nautica e creatore di bellissime borse e sacche con vele usate e cose varie, è altresì uno che ha studiato alla SAE di Milano.
Ma al di là di tutto è un amico, cosa volete di più? Ecco la sua recensione.

REDDopo gli ottimi riscontri de: “L’indimenticane” (2015) i Don Rodriguez (in cuor mio spero il nome sia un omaggio a Michelle Rodriguez) si trovano a fronteggiare il fatidico scoglio del secondo album. Che dire, con “La Sostanza dei Fatti” lo superano a pieni voti.
La formula musicale proposta nel precedente lavoro viene consolidata e raffinata. Liberi da stereotipi musicali dei nostri tempi li classifico “indie”,anche se mi piacerebbe coniare per loro un nuovo genere: punk d’autore. Con una buona dose di originalità e il giusto bilanciamento tra influenze nostrane (mi riferisco al rock italiano degli anni 70 e 80) e “alternative”
d’oltreoceano dai ’90 in poi (Nada Surf, tanto per fare un nome); nella loro musica hanno sicuramente molta importanza i testi, per non dire che le canzoni basate sui di essi. Al tutto si aggiunge un ottimo mix tra melodia e ritmo a volte quasi in contrasto l’uno con l’altro, ma sempre in equilibrio e simbiosi.
Una nota di merito va sicuramente al lavoro fatto in studio: registrazione, mixaggio e produzione sono di alto e livello di conseguenza la resa sonora del disco è eccellente. Concludo con i miei tre pezzi preferiti del disco: La Primavera del ’93, Agosto, Astronauti.

 

01) LA SOSTANZA DI MATTEO
Matteo è il cantante degli Eleonore Quartet, un quartetto pop-folk col quale abbiamo avuto il piacere di suonare a La Fabbrica di Losone. Ha accettato la proposta di scrivere due righe sul nostro disco. Ci siamo incontrati un paio di anni fa a Mendrisio, per la festa della Musica. Vendemmo un solo CD, comprato proprio da Matteo.

MatteoUna chiara continuazione del primo album, dove l’efficacia strumentale del trio è capace di trovare una propria essenza data dal connubio tra atmosfere graffianti e suoni puliti e tondi. Un album che riesce in un certo senso a staccarsi dal panorama musicale a cui appartiene, probabilmente merito della sua capacità di attraversare momenti più lenti e minimali piuttosto che armonie melodiche in cui l’originalità risiede soprattutto nelle linee vocali squillanti dal timbro chiaro di Alberto: una voce che non ha quindi paura di emergere raccontando sensazioni e situazioni in un’inconfondibile stile di scrittura e stesura di testi, in cui sembra fare puntualmente parte la ripetizione spesso ossessiva di frasi o concetti, assecondata dagli strumenti a pieno regime. Una produzione matura e semplice ed efficace.

https://open.spotify.com/embed/album/2YzmUPOuUiu5SRgSMi8WxD

 

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